Autore: Boris Schneider
Pubblicato: 30 Gennaio 2013
HYT

Il fluire del tempo

La manifattura di orologi HYT di Bienne ha riunito i mondi contrapposti dell'acqua e della meccanica: nel primo orologio idromeccanico al mondo le ore vengono indicate da un fluido colorato.

All'inizio vengono ritenuti pazzi o liquidati come sognatori: spesso gli imprenditori pionieri non hanno vita facile. Quando Lucien Vouillamoz, in occasione dell'esposizione nazionale Expo.02, aveva illustrato agli amici la sua idea di usare l'acqua per indicare il tempo in un orologio da polso meccanico, nessuno ci aveva creduto davvero. Per quanto gli orologi ad acqua esistano da molti secoli, finora funzionavano solo con la forza di gravità, che faceva fluire l'acqua da un contenitore più in alto verso uno più in basso analogamente a quanto accade alla sabbia in una clessidra. Ma questo pensiero non voleva più abbandonare Vouillamoz, ingegnere e inventore, fino a che anni più tardi questi ha trovato una possibile soluzione: due serbatoi elastici alle estremità di un sistema capillare a circuito chiuso vengono riempiti con fluidi di diversi colori, non destinati a mescolarsi tra loro. Quando uno dei serbatoi viene schiacciato, il fluido in esso contenuto scorre nel sistema capillare e mostra l'ora, mentre l'altro fluido viene spinto nel suo serbatoio. Una polarità positiva e una negativa garantiscono la separazione dei due fluidi, che si respingono come magneti.

Un team esperto e complementare 

Con l'aiuto del suo amico di vecchia data Patrick Berdoz, imprenditore esperto nel campo della tecnica medicale, Vouillamoz si è buttato nell'avventura. Berdoz ha riconosciuto il potenziale dell'idea e ha coinvolto altri ingegneri della sua rete di conoscenze. Insieme hanno elaborato le prime specifiche tecniche. Con Emmanuel Savioz presto al team si è aggiunto un altro esperto imprenditore startup. È stata fondata l'azienda HYT. Dopo un anno di intensi sforzi di ricerca e di sviluppo è stato possibile realizzare un primo prototipo. Ma sulla strada verso l'orologio di lusso dovevano ancora essere compiuti importanti passi: per quanto Vouillamoz, Berdoz e Savioz disponessero della tecnologia per produrre un orologio da polso ad acqua, non avevano alcuna esperienza nell'industria orologiera. Con Vincent Perriard, infine, nel 2010 sono riusciti ad acquisire come CEO un appassionato orologiaio, che aveva lavorato per molti anni presso prestigiose aziende quali Audemars Piguet, Concord o Technomarine. "Era sempre stato un mio sogno lavorare con acqua e meccanica, perché si tratta di due mondi completamente contrapposti", spiega Perriard.

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Molte sfide superate 

"Le sfide maggiori consistevano nel trovare un'interfaccia tra il movimento meccanico nel meccanismo dell'orologio e il sistema di fluidi, nel collocare entrambi i sistemi in uno spazio limitato, nonché nel farli interagire perfettamente", ricorda Berdoz. Anche i fluidi dovevano inizialmente essere sviluppati secondo i requisiti dell'industria orologiera. Devono essere infatti resistenti a vibrazioni, urti e sbalzi di temperatura, nonché durare a lungo. Critico era inoltre il calcolo dell'esatto volume del fluido nei due serbatoi: "Il volume complessivo nel circolo chiuso deve essere esatto al microlitro", spiega Berdoz. La HYT ha inoltre sviluppato uno speciale sistema per regolare l'ora, che impedisce che i fluidi scorrano troppo velocemente e si mescolino tra loro. È stato necessario anche rielaborare completamente il movimento meccanico dell'orologio, visto che i serbatoi con i due fluidi occupano una parte considerevole dello spazio a disposizione. Questo compito è stato affidato alla manifattura Chronode di Le Locle. Del design dell'orologio si è invece occupato l'ufficio progettazioni Etude de Style di Neuchâtel.

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Il mondo specialistico è entusiasta 

A partire dall'estate 2011 il progetto è stato presentato a diversi orologiai e distributori. In occasione del Salone Mondiale dell'Orologeria e della Gioielleria Baselworld 2012 gli orologieri della HYT sono riusciti a presentare al meravigliato pubblico l'H1, il primo orologio ibrido al mondo con movimento meccanico-fluido. A seconda del modello il suo costo varia da 43'000 a 65'000 franchi. "Sebbene ancora non siamo riusciti a consegnare l'orologio, molti commercianti e collezionisti hanno già pagato anticipatamente i loro esemplari. Non è una procedura usuale nell'industria orologiera", spiega Berdoz. Gli ideatori stanno già lavorando ai modelli successivi H2, H3 e H4. Il pubblico target è costituito principalmente da collezionisti e appassionati di tutto il mondo. L'innovativo concetto e l'interessante base azionaria hanno convinto anche la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA, che già in un primissimo momento ha concesso alla HYT un finanziamento seed, tra l'altro sulla base delle molte preordinazioni. A questo si è aggiunto successivamente un finanziamento alla crescita, affinché l'azienda possa sfruttare pienamente il potenziale della sua innovazione. "La partecipazione allo Credit Suisse Entrepreneur Capital SA è perciò importante per noi anche perché un investitore così rinomato apre la porta per altri finanziatori", fa notare Berdoz. "Con la fluidomeccanica abbiamo regalato al mondo dell'orologeria un nuovo mezzo di espressione", prosegue. Ma l'imprenditore e il suo team hanno molti altri progetti: nello sviluppo e nella costruzione dell'H1 gli ingegneri hanno infatti acquisito anche uno straordinario know-how nel campo della microfluidica – il comportamento dei fluidi in un piccolissimo spazio, assicurandosi per questo diversi brevetti. "La nostra tecnologia potrebbe essere impiegata anche per iniezioni precise in ambito medico o per la diffusione di profumi", conclude Berdoz guardando con ottimismo al futuro.

La manifattura orologiera HYT ha siglato nell'agosto 2011 una partnership con la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA. Come si è giunti a questa collaborazione?

Savioz: L'ampia risonanza mediatica destata dalla costituzione della Credit Suisse Entrepreneur Capital SA aveva destato allora la nostra curiosità. Avevamo appena messo a punto H1, il primo prototipo dei nostri orologi, e stavamo cercando un partner solido. Dopo un paio di informazioni raccolte nella cerchia di conoscenti con un'eco decisamente positiva, abbiamo contattato la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA.

E come ha vissuto questo primo contatto?

Savioz: Già il primo colloquio telefonico si è rivelato fruttuoso e ha confermato la nostra scelta. Non abbiamo quindi esitato a scoprire le carte e a mettere apertamente sul tavolo i nostri documenti, anche confidenziali, instaurando rapidamente un clima di fiducia reciproca.

Suter: Riceviamo da 10 a 15 richieste alla settimana da imprenditori di ogni settore. Abbiamo trovato molto interessante la richiesta di HYT.

Che cosa distingue in particolare HYT?

Suter: In linea generale gli orologi sono un prodotto emozionale. Il prototipo di H1 ci ha entusiasmati a prima vista. La combinazione di meccanica e fluidi in un sistema idraulico è una novità mondiale assoluta! Un prodotto di qualità svizzero geniale e assolutamente innovativo, seguito e perfezionato inoltre da un management team di consolidata esperienza e professionale. Ma determinante in proposito è stata anche l’eco straordinariamente forte del settore orologiero, quando nel 2012 HYT ha presentato per la prima volta al pubblico il suo orologio.

Savioz: Il grande interesse ha stupito anche noi. Numerosi commercianti e collezionisti hanno ordinato e pagato anticipatamente sul posto i loro esemplari. Non è frequente nell'industria orologiera.

Suter: A ciò si aggiunge che fino a nuovo avviso i vostri orologi sono al di fuori della concorrenza. Savioz: Esatto, la barriera tecnica è molto elevata. Agli occhi degli investitori è inoltre particolarmente attraente il nostro portafoglio di brevetti, quindi l'intero know-how che siamo riusciti a generare nell'ambito di questa invenzione e che in futuro potrebbe essere applicato anche nella tecnologia medica.

In base alle sue linee guida, la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA investe solo in poche start-up e richiede di norma il consenso del mercato.

Suter: Vista la reazione positiva dell'industria orologiera al prototipo H1, anche il consenso è presente. Ma è vero che siamo entrati in gioco in una fase precoce di creazione dell'impresa. 

Savioz: Una fase peraltro molto delicata per numerosi pionieri dell'high tech. Il primo milione viene forse messo insieme ancora con l'aiuto di conoscenti e investitori privati, ma poi occorrono partner che credono nel team e nel prodotto e che vogliono investire nell'azienda.

Quali sono stati a suo avviso come giovane imprenditore le maggiori sfide finora?

Savioz: Inizialmente il prodotto stesso. I nostri orologi sono molto complessi e nella fase di sviluppo i nostri specialisti si sono puntualmente confrontati con quesiti tecnici impegnativi. Adesso che siamo in fase di produzione il punto critico risiede nei fornitori. Una fornitura tardiva o di cattiva qualità compromette l'intero processo di produzione.

In che misura avete potuto trarre vantaggio dalla Credit Suisse Entrepreneur Capital SA?

Savioz: Per ridurre al minimo il tasso di errore, l'accuratezza è di cruciale importanza nel nostro campo. Ci vuole tempo. Tempo che la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA ci ha anche accordato con la sua prospettiva a lungo termine.

Suter: Fortunatamente siamo nella posizione privilegiata di poter assumere tutte le nostre decisioni d'investimento in un'ottica spiccatamente di lungo periodo, poiché non dobbiamo riconoscere alla nostra società madre Credit Suisse né dividendi né altri rimborsi di capitale, il che alleggerisce in ogni caso la pianificazione finanziaria dei nostri partner

Cosa distingue ancora la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA da altri investitori di capitale di rischio?

Suter: Il nostro obiettivo primario è di creare o preservare posti di lavoro mediante investimenti finanziariamente sostenibili in collaborazione con l'azienda e rafforzare così la piazza produttiva svizzera. Un approccio che non ha eguali nella Confederazione elvetica. 

Savioz: Al riguardo la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA è molto più di un semplice finanziatore, ma funge anche da apriporta per ulteriori investitori. Grazie al sostegno di Johannes e del suo team siamo riusciti ad esempio a costruire un ottimo rapporto con il Credit Suisse di Losanna.

Suter: Un’ulteriore differenza rispetto ad altri investitori di capitale di rischio risiede nel fatto che la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA è indipendente dai suoi finanziatori e aiuta le aziende partner a porre gli accenti giusti.

Savioz: È un aspetto che apprezziamo molto. Con la Credit Suisse Entrepreneur Capital SA siamo riusciti ad acquisire un partner realmente interessato allo sviluppo della nostra impresa e che comprende le nostre esigenze. 

Le imprese beneficiano evidentemente più che del solo pagamento di capitale.

Suter: Assolutamente! Tutto ruota intorno al concetto di "apriporta", Emmanuel. Come azionista di minoranza o mutuante ci sentiamo e vediamo in primis nel ruolo dell'intermediario e in proposito facciamo regolarmente ricorso alla nostra ampia, e grazie a Credit Suisse, anche globale rete di contatti.

Savioz: Da questo network abbiamo già tratto profitto più volte. Attualmente stiamo ad esempio cercando nuovi locali per la nostra azienda e siamo lieti di aver potuto avanzare questa richiesta a voi.

Rafforzare la piazza produttiva svizzera è una priorità della Credit Suisse Entrepreneur Capital SA. Cosa significano per lei la sede di Bienne e la Svizzera romanda?

Savioz: Come manifattura orologiera, la Svizzera romanda è la sede ideale, perché offre direttamente sul posto la manodopera necessaria e i fornitori. Bienne è inoltre avvantaggiata dal suo programma di promozione economica e dal sostegno statale fornito dal Cantone di Berna.

Suter: Più della connotazione regionale a noi premono decisamente l'azienda e il suo prodotto. Tuttavia, è interessante notare che sei dei primi dieci investimenti sono stati effettuati nella Svizzera romanda.

A suo modo di vedere, quanto è fondamentale il marchio «Swissness» per il mercato svizzero?

Savioz: Swissness incarna e simboleggia chiaramente la massima qualità e innovazione. Il mercato svizzero non può e non vuole polarizzare l'attenzione con orologi a buon mercato, ed è proprio in questo approccio che risiede la nostra capacità competitiva.

Suter: Sono d'accordo. L'industria orologiera è un esempio emblematico di come la Svizzera riesca ad affermarsi nel confronto competitivo globale. 

La Credit Suisse Entrepreneur Capital SA è attiva da tre anni. Quali saranno a suo giudizio le sfide più impegnative nel prossimo futuro?

Suter: In Svizzera circa 70 000 PMI sono guidate da imprenditori che hanno oltre 65 anni di età. Purtroppo succede troppo spesso che vadano persi posti di lavoro perché non si possono finanziare soluzioni successorie. È appunto su questo versante che vogliamo proporci come partner idoneo. A nostro avviso, un’efficace regolamentazione della successione è altrettanto importante per la piazza lavorativa svizzera quanto il sostegno ai giovani imprenditori.

Savioz: Buono a sapersi. In questo caso ci rifaremo vivi tra 30 anni (entrambi ridono).

E nel prossimo futuro: quali sono le vostre aspettative reciproche?

Savioz: Vogliamo proseguire con la collaborazione costruttiva e offrire ciò che abbiamo promesso.

Suter: In buona sostanza è quanto accade in una buona relazione: un dare e ricevere che deve funzionare per entrambe le parti. Per me personalmente è molto gratificante seguire una giovane azienda come HYT e osservare come si afferma sul mercato. Abbiamo il privilegio di essere parte di questo viaggio e attendo sin d'ora con piacere il momento di vedere gli orologi di HYT esposti nelle vetrine dei negozi e un altro pizzico di spirito pionieristico svizzero diffondersi nel mondo.